Dopo la diserzione di Alcide, Teo Patruno,
conscio del pericolo mortale rappresentato dalla nuova situazione, accetta l’alleanza
con i Gigante e li associa al potere. I Giganti esultano e progettano nuove
strategie fraudolente a danno del conte. Intenti altrettanto equivoci sono
coltivati dalla famaglia comitale. I contenuti e gli effetti dell’accordo. Nel frattempo le tre brigate di partigiani del popolo di Leuternia marciano sulla contea ignari dei recente sviluppi.
Capitolo diciottesimo
È tiempu de parlare de comu Cocidiu tradiu Alcide, frate sou e puru capitanu de la cuerra contru li Giacanti. Era nnu pinzieri ca li era trasutu ‘ncapu de u primu giurnu ca Sufia hia ‘ncuminciatu a muntuare lu nome de Alcide e ‘nci pinzau finu allu ggiurnu ca li Giacanti la secuestrarene. Rrivati a ddhru puntu, i pinzamenti ca prima li erane paruti strausi li parera ‘nduvinati e se dicise all’attu.
«Vi siete lasciato ingannare dal sentimento, padre».
Cocidio tratteneva a stento l’ira da cui era stato travolto alla notizia della fuga dei prigionieri. Dopo il trambusto della scoperta e le sommarie indagini che non erano approdate a nulla se non alla constatazione dell’assenza, era venuto il momento del chiarimento. Lo aveva chiesto con petulanza Cocidio, contrario fin dall’inizio a ricorrere ai servigi di Alcide, per rivalersi della miopia di Sofia e dello stesso conte che sì tanto la teneva in pregio.