Come i rappresentanti del CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) che il 25 aprile 1945 marciarono per le vie di Milano liberata dall’occupazione tedesca e dal governo fantoccio dei repubblichini, anche a Leuternia, sei secoli prima, i membri del Parlamento cittadino, a lungo esautorato dalle prevaricazioni del conte Patruno, avevano marciato con le insegne e gli emblemi della antiche prerogative col dichiarato intento di celebrare l’agognata riconquista delle libertà cittadine.
Capitolo ventitreesimo
U populu de Leuternia s’hia ‘ndirizzatu a lu palazzu de lu conte e critava de cuntentezza girannu pe’ le curti o ‘nfacciatu a li bastioni de fronte a lu mare. Quiddhri ca stiane sutta alla chiazza rispunniane allu stessu modu.
Dopu trasira intra a li saloni e alle stanze e se pijara ce truvavane e quiddhru ca nu se putiane pijare lu scasciavane e lu jentulisciavane a menzu a li curtiji o intra a li saloni e ne ficera focareddhre comu allu ggiurnu de sant’Antoni abbate e poi ballara e cantara tornu tornu allu focu.
Il
conte si trovava al bivio di un percorso accidentato, qualunque fosse
stata la strada percorsa. Egli, è vero, aveva un vantaggio sul lento
decorso della giustizia regia: ne conosceva le intenzioni; ma ciò
non gli avrebbe giovato. Se avesse deciso di presentarsi al cospetto
del Re, difficilmente avrebbe ottenuto clemenza. Neanche la
resistenza armata era praticabile, avrebbe solo differito il momento
della capitolazione, anche se, in armi avrebbe potuto patteggiare
qualche soluzione accomodante.
